La mafia asesina Peppino Impastato: 9 de Mayo 1978

“Llegué a la política en el lejano noviembre del 65, por razones puramente emocionales: es decir, partiendo de mi necesidad de reaccionar ante una condición familiar que se había vuelto insostenible”… Palabras del diario de un hombre de treinta años que, con el coraje de la verdad y la fuerza de las ideas, emprende una lucha desigual contra el mal, que está dentro y fuera de su vida. Enterrada por coincidencias históricas, silencios y omisiones, su historia es la herencia de la cultura de la legalidad.

Nacer en Cinisi, en el extremo norte de la provincia de Palermo, a finales de los años 40, significa tomar pronto conciencia de que la libertad de acción de un individuo está fuertemente condicionada por los intereses de la “cosa nostra”. Giuseppe Impastato, Peppino para la familia y los amigos, pronto se dio cuenta de esto, desde dentro de la casa. Su familia vive muy cerca de la mafia local: su padre Luigi es amigo del jefe de la mafia Gaetano Badalamenti y es cuñado del jefe Cesare Manzella. El brutal asesinato de su tío, que explotó con su “Giulietta”, del que Peppino fue testigo a la edad de 15 años, hace estallar en el joven el rechazo de ese modelo de vida, que lleva tanto tiempo incubando en su alma. En este camino encuentra una preciosa referencia en el pintor comunista Stefano Venuti, que llega a considerar a su padre moral en contraposición a su padre biológico, al que repudia. La relación con Venuti da rienda suelta a la brillante vivacidad del joven, que inicia un viaje político y cultural de lucha contra la “ley de los poderosos” y la rebelión dentro de la familia. A la edad de 17 años, lanzó y dirigió el periódico “L’idea socialista”, convirtiéndose en el portavoz de las demandas del proletariado, planteadas por la izquierda del Partido Socialista Italiano, que se convirtió en el nuevo sujeto del PSIUP. Esto lo llevó a apoyar las exigencias de los campesinos, los trabajadores de la construcción y los desempleados. En 1976, su lucha contra la mafia alcanzó un punto de inflexión. Junto con sus amigos más cercanos fundó Radio Aut que, desde la cercana ciudad de Terrasini, emite todos los viernes la tira de Onda Pazza a Mafiopoli. Es una feroz sátira de aquellos conocidos protagonistas de la vida cotidiana de Cinisi, como el jefe Badalamenti y el intendente Gero di Stefano, fácilmente reconocibles en los personajes Tano Seduto y Geronimo Stefanini. Una forma innovadora de combatir la mafia, que a través de la sátira saca a la luz el tráfico de drogas y los juegos de poder entre la política y los clanes del territorio. A partir de ese momento, se le ve como un personaje incómodo y ni siquiera su padre que mientras tanto falleció está ahí para defenderlo. De incómodo Peppino pasa a ser “peligroso” cuando decide presentarse a las elecciones municipales del 14 de mayo de 1978, en las filas de la Democracia Proletaria. La Cosa Nostra se encuentra en una fase de expansión de su tráfico y su eventual entrada en la esfera de la toma de decisiones constituye una amenaza. La orden es asesinarlo y borrar su memoria.

En la noche del 8 al 9 de mayo se produce el macabro descubrimiento de sus restos a lo largo de las vías del ferrocarril Palermo-Trapani. Una carga de TNT lo hizo prácticamente no identificable sino sólo por los documentos. Los Carabinieri llegan a la conclusión de que fue un ataque terrorista fallido o, alternativamente, un suicidio “exhibicionista”. Unas horas más tarde, los tele noticieros dan la noticia del descubrimiento del cuerpo sin vida de Aldo Moro, en la Via Caetani, en Roma. Sin embargo, 264 ciudadanos escriben su nombre en la papeleta electoral, eligiéndolo simbólicamente para el consejo de la ciudad de Cinisi. Los años pasan, pero su hermano Giovanni y su madre Felicia, apoyados por los amigos de Radio Aut y del Centro de Documentación de Sicilia, no dejan de creer que tarde o temprano la verdad saldrá a la luz. Sus esperanzas encuentran respuesta en 1984, gracias a la reconstrucción del Consejero Instructor Rocco Chinnici (que paga con su vida su compromiso), según la cual el juez Antonino Caponnetto comprueba el origen
mafioso del asesinato.

Sin embargo, los culpables sólo pueden ser rastreados 10 años después, cuando se reabra la investigación. Las condenas llegan entre 2001 y 2002: treinta años para Vito Palazzolo y cadena perpetua para Gaetano Badalamenti, ambos reconocidos como los responsables del asesinato. Hoy en día, Peppino Impastato es una figura clave en el vasto movimiento antimafia y es objeto de numerosas asociaciones e iniciativas culturales en todo el país. Su historia inspiró la película I cento passi, estrenada en el año 2000 y dirigida por Marco Tullio Giordana, cuyo título hace referencia a la distancia entre la casa de Impastato y la del jefe Badalamenti.


Strage di Capaci: 23 Maggio 1992

«Arrivai alla politica nel lontano novembre ’65, su basi puramente emozionali: a partire cioè dalla mia esigenza di reagire ad una condizione familiare divenuta ormai insostenibile»… Parole dal diario di un trentenne che con il coraggio della verità e la forza delle idee ingaggia una lotta impari contro il male, che è dentro e fuori la sua vita. Sepolta da coincidenze storiche, silenzi e omissioni, la sua storia è patrimonio della cultura della legalità.

Nascere a Cinisi, nell’estremo nord della provincia palermitana, alla fine degli anni Quaranta significa prendere presto coscienza che la libertà d’azione di un individuo è fortemente condizionata dagli interessi di “cosa nostra”. Giuseppe Impastato, Peppino per familiari e amici, se ne accorge presto, fin dall’interno delle mura domestiche. La sua famiglia vive in stretta contiguità con la mafia
locale: suo padre Luigi è amico del capomafia Gaetano Badalamenti ed è cognato del boss Cesare Manzella.

Il brutale assassinio dello zio, fatto saltare in aria con la sua “Giulietta”, cui Peppino assiste all’età di 15 anni, fa esplodere nel giovane il rifiuto di quel modello di vita, da tempo covato nell’animo. In questo percorso trova un prezioso riferimento nel pittore comunista Stefano Venuti, che arriva a considerare il suo padre morale in contrapposizione a quello biologico, da lui ripudiato. Il rapporto con Venuti dà libero sfogo alla geniale vivacità del giovane, che inizia un percorso politico e culturale di lotta contro la “legge dei potenti” e di ribellione nell’ambito familiare. A 17 anni lancia e dirige il giornalino L’idea socialista, facendosi portavoce delle istanze del proletariato, portate avanti dalla sinistra del Partito Socialista Italiano, confluita nel nuovo soggetto del PSIUP. Ciò lo porta a sostenere le ragioni dei contadini, degli edili e dei senza lavoro.

Nel 1976 la sua lotta alla mafia arriva a una svolta. Insieme agli amici più stretti fonda Radio Aut che, dal vicino comune di Terrasini, trasmette ogni venerdì la striscia Onda Pazza a Mafiopoli. È una satira feroce di quei protagonisti noti della quotidianità di Cinisi, come il boss Badalamenti e il sindaco Gero di Stefano, facilmente riconoscibili nei personaggi Tano Seduto e Geronimo Stefanini.

Un modo innovativo di lotta alla mafia, che attraverso la satira porta alla luce il traffico di droga e i giochi di potere tra politica e clan del territorio. Da quel momento viene visto come un personaggio scomodo e non c’è più nemmeno il padre a difenderlo, nel frattempo defunto. Da scomodo Peppino diventa “pericoloso” nel momento in cui decide di candidarsi alle elezioni comunali del 14 maggio 1978, tra le fila di Democrazia Proletaria. Cosa nostra è in una fase di espansione dei propri traffici e il suo eventuale ingresso nella sfera decisionale costituisce una minaccia. L’ordine è di assassinarlo e di cancellarne il ricordo.

Nella notte tra l’8 e il 9 maggio avviene il macabro ritrovamento dei suoi resti, lungo i binari della ferrovia Palermo-Trapani. Una carica di tritolo l’ha reso praticamente non identificabile se non dai documenti. I carabinieri giungono alla conclusione che si tratti di un fallito attentato terroristico o in alternativa di suicidio “esibizionista”. Poche ore dopo i tg danno la notizia del ritrovamento del corpo senza vita di Aldo Moro, in via Caetani, a Roma. Ciononostante 264 cittadini scrivono il suo nome sulla scheda elettorale, eleggendolo simbolicamente al consiglio comunale di Cinisi.

Gli anni trascorrono ma il fratello Giovanni e la madre Felicia, supportati dagli amici di Radio Aut e del Centro Siciliano di Documentazione, non smettono di credere che prima o poi la verità verrà a galla. Le loro speranze trovano una risposta nel 1984, grazie alla ricostruzione del Consigliere Istruttore Rocco Chinnici (che paga con la vita il suo impegno), in base alla quale il Giudice Antonino Caponnetto accerta l’origine mafiosa dell’omicidio.

Si riesce, tuttavia, a risalire ai colpevoli soltanto 10 anni più tardi, quando l’inchiesta viene riaperta. Le condanne arrivano tra il 2001 e il 2002: trent’anni per Vito Palazzolo ed ergastolo per Gaetano Badalamenti, entrambi riconosciuti come mandanti dell’omicidio. Peppino Impastato è oggi una figura cardine del vasto movimento antimafia e a lui si richiamano numerose associazioni ed
iniziative culturali, sparse su tutto il territorio nazionale.

La sua vicenda ha ispirato il film I cento passi, uscito nel 2000 per la regia di Marco Tullio Giordana e il cui titolo si riferisce alla distanza tra la casa di Impastato e quella del boss Badalamenti.